Fernando De Filippi, Per difesa, 1971

Fernando De Filippi

Per difesa, 1971

Acrilico su tela, 60 x 60 cm

 

Un personaggio armato di mitra è davanti al pittore, o forse davanti allo spettatore: ci sta puntando. Ma l’uomo è collocato in un cerchio diviso da linee di mira: al contempo aggredisce e si difende, braccato come una bestia in una tenzone di morte. Le coordinate del mirino sono le delimitazioni spazio-temporali di quest’uomo, la sua prigione, nell’occhio obiettivo dell’arma, l’indicazione della sua situazione attuale e del suo destino immediato.

De Filippi si forma all’Istituto d’Arte di Lecce, sua città natale, dove esordisce molto giovane presso la Galleria “il Sedile”, nel 1959. Nel corso della sua lunga carriera artistica spazia tra pittura, fotografia, video, performance, installazione e scultura monumentale. È stato il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1991 al 2009 e dell’Accademia di Belle Arti “Cignaroli” di Verona dal 2009 al 2011. Lunga è la lista delle mostre allestite in Italia e all’estero, incluse cinque edizioni della Biennale di Venezia.

A partire dai tardi anni Sessanta, De Filippi avverte il richiamo dei temi politici e sociali, entrando nel dibattito ‘rivoluzionario’ del ’68 attraverso la pittura, medium che ha sempre privilegiato. In questa fase dipinge ossessivamente lo stesso soggetto: “avevo acquisito e registrato una serie di documenti che sono stati elaborati e ridipinti astenendomi da qualunque inserimento interpretativo in un tempo determinato che ha occupato gli anni 1971-1972”, dichiara. L’opera in esame risale a questo momento e si inserisce in una serie, come in un film di cui ogni quadro-sequenza riassume un certo numero di gesti. Conoscere De Filippi significa addentrarsi nell’arte come ideologia, come pratica sociale, come possibilità di azione, come critica e militanza.

Roberta Iacone