Franco Angeli, Senza titolo, fine anni 70
Un uomo disteso e il volto di un
bambino occupano uno spazio minimo del foglio; in ogni caso, l’opera non è da
reputarsi incompleta, perché è firmata. È nondimeno in uno stile decisamente
atipico rispetto alla vasta produzione dell’artista.
Franco Angeli inizia la carriera
da autodidatta dopo un’infanzia e un’adolescenza sofferte; agli esordi è
influenzato dall’arte materica di Burri, ma la sua ricerca, tesa a superare
l’informale, lo accomuna a Mario Schifano e Tano Festa, coi quali costituisce la
cosiddetta ‘Scuola di Piazza del Popolo’. Dal 1964 ricorrono nelle sue opere segni-simbolo (Lupa capitolina, dollaro, svastica, falce e martello) che
evidenziano un sostrato ideologico e il suo impegno sociale, con la
partecipazione attiva alla vita civile e politica di quegli anni. Fortemente
segnato dai ricordi di guerra e dai bombardamenti sul suo quartiere di San
Lorenzo a Roma, propone una riflessione da intellettuale/artista che
scandaglia, valuta, filtra la grande Storia e gli sconvolgimenti culturali e ideologici
della sua giovinezza.
A partire dagli anni Ottanta il
suo percorso diventa decisamente più figurativo, in uno spazio estraniante dove
le tele dallo sfondo nero fanno emergere forme stilizzate, simboli d’infanzia
come i burattini o le marionette e le forme simbolo di Roma come gli obelischi,
le piazze deserte, i capitelli e Piazza del Popolo; il colore si fa cielo,
solcato da aerei che volano tra le stelle, evocano ricordi di guerra e
atmosfere metafisiche come in De Chirico o Magritte. Forse è proprio in questa
fase di cambiamento che si inserisce l’opera esposta in mostra, dove alla
riflessione artistico-intellettuale si aggiungono elementi intimisti, tra
memoria e magia infantile.
Cesarina Di Domenico
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