Franco Angeli, Senza titolo, fine anni 70

Franco Angeli

Senza titolo, 1978-1980 circa

Tecnica mista su cartoncino, 100 x 70 cm


Un uomo disteso e il volto di un bambino occupano uno spazio minimo del foglio; in ogni caso, l’opera non è da reputarsi incompleta, perché è firmata. È nondimeno in uno stile decisamente atipico rispetto alla vasta produzione dell’artista.

Franco Angeli inizia la carriera da autodidatta dopo un’infanzia e un’adolescenza sofferte; agli esordi è influenzato dall’arte materica di Burri, ma la sua ricerca, tesa a superare l’informale, lo accomuna a Mario Schifano e Tano Festa, coi quali costituisce la cosiddetta ‘Scuola di Piazza del Popolo’. Dal 1964 ricorrono nelle sue opere segni-simbolo (Lupa capitolina, dollaro, svastica, falce e martello) che evidenziano un sostrato ideologico e il suo impegno sociale, con la partecipazione attiva alla vita civile e politica di quegli anni. Fortemente segnato dai ricordi di guerra e dai bombardamenti sul suo quartiere di San Lorenzo a Roma, propone una riflessione da intellettuale/artista che scandaglia, valuta, filtra la grande Storia e gli sconvolgimenti culturali e ideologici della sua giovinezza.

A partire dagli anni Ottanta il suo percorso diventa decisamente più figurativo, in uno spazio estraniante dove le tele dallo sfondo nero fanno emergere forme stilizzate, simboli d’infanzia come i burattini o le marionette e le forme simbolo di Roma come gli obelischi, le piazze deserte, i capitelli e Piazza del Popolo; il colore si fa cielo, solcato da aerei che volano tra le stelle, evocano ricordi di guerra e atmosfere metafisiche come in De Chirico o Magritte. Forse è proprio in questa fase di cambiamento che si inserisce l’opera esposta in mostra, dove alla riflessione artistico-intellettuale si aggiungono elementi intimisti, tra memoria e magia infantile.

Cesarina Di Domenico