Paolo Baratella, Frammento di porno, 1976





Paolo Baratella

 Frammento di porno, 1976

Tecnica mista su tela emulsionata, 85,7  x 55,2 cm


In Frammento di porno i protagonisti dell’opera sono posizionati al centro, in alto, e sono l’unico frammento in bianco e nero, come se venissero fuori da una parte di quadro strappata. La donna lascia che l’uomo, stretto vicino al suo petto, la cinga con le proprie mani. Più in basso, a sinistra, troviamo una figura maschile intenta a svolgere un’azione indefinita. L’opera è caratterizzata da forme, schizzi e pennellate di colori vivaci, che fanno da contrasto allo sfondo nero.


Gli anni Settanta sono anni di innovazione e rivoluzione: la tecnologia e la fotografia si fanno strada. Le aziende investono, sui grandi schermi il marketing e la pubblicità sono ‘attrezzi’ di successo e protagonisti insieme ai ‘colossal’ dell’epoca prodotti da Hollywood. Questo caos di ossessive immagini della comunicazione di massa e città bombardate dall’informazione per il consumo, con le case riscaldate dal nuovo focolare televisivo, si riflette nei quadri di Paolo Baratella, a dimostrazione che ogni epoca riesce a mettere il marchio a tutti, conformisti e non.


Paolo Baratella nasce a Bologna nel 1935. Trascorre l’infanzia nella sua città natale e durante gli anni della guerra si trasferisce a Ferrara, città d’origine dei genitori. Nel 1959 inizia a lavorare a Milano. Fin dai primi anni esprime, realizzando grandi cicli tematici, un forte impegno sociale e politico attraverso soggetti ispirati alla crisi esistenziale dell’uomo contemporaneo; sono opere in cui si serve di immagini di massa, fotografie e simboli della società. Nel 1961 tiene la sua prima personale alla Galleria Pater di Milano, seguita da diverse mostre a Londra, Parigi e Venezia. Nel 1972 partecipa alla Biennale di Venezia e dopo due anni, nel 1974, è alla Biennale di Milano. Nel 1976 vince la borsa di studio Berliner Künstlerprogramm, che lo porterà a soggiornare nella capitale tedesca e a produrre una serie di mostre in Germania.

Un chiaro esempio della sua poetica è la componente erotica e pornografica, con una figuralità eccessiva, con la presenza di corpi e volti che vogliono essere eccitanti e perversi, ma sono solo innocenti, disarmanti nei confronti dell’evoluzione di un immaginario che ha eletto le sexy stars a modello di un comportamento, reso assolutamente meccanico dalla penetrazione del post human, come vera e propria ipotesi di superamento degli istinti, o come esaurimento e confusione della libido, così come l’abbiamo conosciuta storicamente. Baratella metaforizza una sessualità tutto sommato primitiva, la stessa enfatizzata da Pasolini in Salò in un richiamo al Fascismo come categoria metafisica e malattia dello spirito.



Angelica Colletta