Paolo Baratella, Prosperity, ovvero l'inganno, 1971

 


Paolo Baratella

Prosperity, ovvero l’inganno, 1971

Tecnica mista su tela, 80 x 80 cm


In Prosperity, ovvero l’inganno la figura protagonista è la donna in primo piano. Una bandiera degli USA avvolge il corpo della donna, lasciando visibile il seno che l’artista ha utilizzato come metafora della prosperità. La donna grida a tutti di questa ‘Prosperity’ come fosse un grido di ribellione e di liberazione da ciò che sta accadendo nello sfondo dell’opera, dove è chiaramente riconoscibile una scena di guerra.


Gli anni Settanta sono anni di innovazione e rivoluzione: la tecnologia e la fotografia si fanno strada. Le aziende investono, sui grandi schermi il marketing e la pubblicità sono ‘attrezzi’ di successo e protagonisti insieme ai ‘colossal’ dell’epoca prodotti da Hollywood. Questo caos di ossessive immagini della comunicazione di massa e città bombardate dall’informazione per il consumo, con le case riscaldate dal nuovo focolare televisivo, si riflette nei quadri di Paolo Baratella, a dimostrazione che ogni epoca riesce a mettere il marchio a tutti, conformisti e non.


Paolo Baratella nasce a Bologna nel 1935. Trascorre l’infanzia nella sua città natale e durante gli anni della guerra si trasferisce a Ferrara, città d’origine dei genitori. Nel 1959 inizia a lavorare a Milano. Fin dai primi anni esprime, realizzando grandi cicli tematici, un forte impegno sociale e politico attraverso soggetti ispirati alla crisi esistenziale dell’uomo contemporaneo; sono opere in cui si serve di immagini di massa, fotografie e simboli della società. Nel 1961 tiene la sua prima personale alla Galleria Pater di Milano, seguita da diverse mostre a Londra, Parigi e Venezia. Nel 1972 partecipa alla Biennale di Venezia e dopo due anni, nel 1974, è alla Biennale di Milano. Nel 1976 vince la borsa di studio Berliner Künstlerprogramm, che lo porterà a soggiornare nella capitale tedesca e a produrre una serie di mostre in Germania.

Un chiaro esempio della sua poetica è la componente erotica e pornografica, con una figuralità eccessiva, con la presenza di corpi e volti che vogliono essere eccitanti e perversi, ma sono solo innocenti, disarmanti nei confronti dell’evoluzione di un immaginario che ha eletto le sexy stars a modello di un comportamento, reso assolutamente meccanico dalla penetrazione del post human, come vera e propria ipotesi di superamento degli istinti, o come esaurimento e confusione della libido, così come l’abbiamo conosciuta storicamente. Baratella metaforizza una sessualità tutto sommato primitiva, la stessa enfatizzata da Pasolini in Salò in un richiamo al Fascismo come categoria metafisica e malattia dello spirito.



Angelica Colletta