Sergio Sarri, Tavolo d'analisi, 1971


Sergio Sarri

Tavolo d'analisi, 1971

Acrilico su tela, 100 x 100 cm


Il piede d’un tavolo avviluppa voracemente in sé una figura femminile, inconsapevolmente prigioniera che, nell’azione fulminea, perde una ciocca dei neri capelli. L’opera rappresenta in modo felice e compiuto il tema caro all’artista del rapporto uomo/macchina. Lo spazio scarno, freddo e distante, suscita straniamento ed enigmaticità; un’inquietudine in cui la presenza umana è quasi irriconoscibile.

Alla fine degli anni Cinquanta, il giovane Sergio Sarri viaggia in Europa e si forma seguendo alcuni corsi di pittura a Berna e a Parigi. Il viaggio che fa negli Stati Uniti nel 1965 lo focalizza sui temi della macchina e della modernità in chiave Pop, cosa che caratterizzerà tutta la sua poetica.

Il linguaggio fumettistico, caro all’autore, che alla fine degli anni Ottanta si cimenterà anche in questo genere artistico, si confà pienamente all’espressione di questi temi, con campiture piatte e sature di colore. L’autore dichiara di cercare l’oggettività del reale, dove individui ‘inconsapevolmente’ dominati dalla tecnica, in un freddo silenzio d’assenza, vivono vite con finte, veicolate libertà.

Nell’intenzione di una razionale analisi, si avverte un’inquieta paura nei confronti dell'evoluzione della tecnica, che si potrebbe definire un ‘incubo futurista’. I rimandi in alcune opere degli anni Settanta a Leger, Boccioni, Marinetti, testimoniano per contrasto la critica dell’artista al positivismo tecnologico di quegli autori.

L’opera esposta è un perfetto esempio di sintesi contenuto/forma/stile che rimarrà sostanzialmente costante nel prosieguo artistico dell’autore, quando i riferimenti alla meccanica/macchina verranno sostituiti da quelli informatici/monitor/web.

Cesarina Di Domenico